

TEATRO DI EMERGENZA: NON C’E’ PIU’FIRMAMENTO
Il destino umano è un vicolo cieco?
Viviamo in un periodo d’emergenza in cui le nostre risorse naturali: l’aria, l’acqua, gli oceani, le foreste, le molteplici diversità di piante e animali, sono soggette ad un irreparabile danno; dove è l’industria a causare cambiamenti climatici e catastrofi di proporzioni epiche. Mentre le nostre città diventano man mano più inabitabili.
Teatro d’emergenza è tratto da Non c’è più firmamento di Antonin Artaud e si sviluppa nella messa in scena di uno spettacolo in cui le false sicurezze della scienza e della legge si intrecciano con le insoddisfazioni date da una società in declino, nella quale ci sentiamo vittime ma agiamo anche come carnefici. Il teatro di crudeltà, nonostante questa visione apparentemente apocalittica, si risolve utilizzando l’interazione tra attori e pubblico e nel manifestarsi di una volontà che spera.
Non siamo noi stessi il mostro peggiore?
Che fare? Alcuni sostengono che a questo punto, solo una revisione completa del nostro modo di pensare, del nostro essere, potrebbe salvarci. Che una nuova specie di consapevolezza e coscienza è necessaria, che trovare una nuova tecnologia, una formula magica, non è una soluzione. Piuttosto abbiamo bisogno di un nuovo paradigma dell’esistenza.
Siamo certamente in un momento cruciale della storia della terra come in nessun altra epoca. Quindi, dove trovare le risposte al grande quesito: come resistere ora?
L’immaginazione come survival-kit del cervello.
Il Living ha sempre affrontato i grandi problemi attuali usando le più alte forme d’arte per confrontarsi con le continue emergenze del loro tempo.
Chiediamo:
Quali sono le nostre visioni per il futuro?
Quali sono le alternative che proponiamo?
Quali sono le nostre speranze e i nostri sogni?
Come possiamo comunicarli e cominciare a muoverci verso una trasformazione culturale necessaria?
Qual’è la strada?

Non puoi continuare a produrre separazioni. Quel sistema è finito. La peste della separazione. Non puoi parlare di cambiamento e restare immutato. Dunque ciò che mostri sulla scena devi viverlo. Altrimenti è completamente privo di valore. La peste della menzogna. Arte come anti-menzogna.
Può essere la sola funzione valida per quest'emergenza.
Il teatro dì emergenza, della sensazione, del cambiamento, dell'azione svela la menzogna che gli spettatori sono morti, provandone l'attività. Lo spettatore diviene attore, il teatro diventa vita, l'emergenza è la verità.
La vita del teatro Julian Beck
