Let My Brother Go
"Fino a quando ci sarà un criminale io sarò al suo fianco"
(da Non In Mio Nome, uno spettacolo contro la pena di morte, The Living Theatre.)

In questo nuovo lavoro del Living Theatre Europa la compagnia ritorna a riflettere e tenta di sviluppare la ricerca attorno alle radici della violenza. Partendo da una rilettura della ricerca iniziata dal living negli anni Settenta e rinominata L'Eredità di Caino l'ensemble diretto da Gary Brackett si interroga sul fenomeno tanto storico quanto attuale delle prigioni. La domanda che introduce questo percorso è semplice: a che punto della vita un bambino prende coscienza dell'esistenza delle prigioni e della reclusione e come questa consapevolezza ne influenza il suo assetto psicologico? Il mondo diventa ai suoi occhi un meccanismo in cui punizione e prigionia sono strumenti per rafforzare l'obbedienza e plasmare il comportamento individuale? Non siamo piuttosto impauriti, anzi terrificati, quando ci rendiamo conto che le prigioni sono un dato di fatto e un'elemento proprio del mondo in cui viviamo?

La violazione dei diritti umani in tutti gli angoli del pianeta esprime se stessa politicamente ed economicamente nell'esplodere della popolazione carceraria. Il Prison Industrial Complex, se pur in crescita, non è solamente un mero sintomo del fallimento del nostro moderno sistema per risolvere questo problema fondamentale nella contemporaneità ma è piuttosto una forma di esercizio ed abuso di potere che i governi utilizzano per mantenere intatte le dinamiche del privilegio, supportati dalla retorica della sicurezza nazionale, dell'antiterrorismo e persino dello sviluppo economico e sociale.

Un americano su cento è oggi in carcere con una spaventosa sproporzione fra bianchi e persone di colore. Nel 2008 più di 7 milioni e 300 mila persone sono state arrestate, un maggiorenne ogni 31 è stato oggetto di detenzione più o meno prolungata e severa. Con 2 milioni e 300 mila detenuti gli Stati Uniti d'America detengono il triste primato di maggior popolazione carceraria e, pur essendo i cittadini americani il 5% della popolazione mondiale, l'America registra il 25% della popolazione carceraria censita ufficialmente nel mondo.

...la gente considera le prigioni un dato di fatto. E' difficile immaginare che non ci siano. Nello stesso tempo pero' c'è riluttanza a confrontarsi con le realtà esse nascondono, paura nel conoscere che cosa lì dentro realmente accada. Le prigioni sono perciò allo stesso tempo presenti ed estranee alle nostre vite. Rendersi conto di questo paradosso fra assenza e presenza significa iniziare ad acquisire la consapevolezza che l'ideologia gioca nel falsare il modo con cui ci interfacciamo con il sistema sociale che ci circonda...
La sfida più urgente e difficile oggi è quella di esplorare e riconoscere nuove forme per definire il concetto stesso di giustizia rifiutando di riconoscere nelle prigioni il ruolo di cardine in questo processo.
Angela Davis, Non sono obsolete le prigioni?

Questo nuovo lavoro del Living Theatre mira inoltre a far conoscere il movimento, a oggi semisconosciuto, per l'abolizione di tutte le prigioni. Attraverso fonti quali il già citato testo di A. Davis assieme a I fratelli di Soledad di George Jackson, a Memorie di uno schiavo fuggiasco di Frederick Douglas e ad altri scritti di autori contemporanei l'analisi cerca di collegare il concetto di schiavitù a quello di prigionia. L'appello di Julian Beck Nessuno e' libero fino a quando non lo saremo tutti non è solo un'utopia da citare ma una sfida, un obiettivo, uno sprone ad agire. Un agire che si rifà al movimento abolizionista nato prima della guerra civile americana, ai movimenti per i diritti civili, antimilitaristi e disobbedienti degli anni Cinquanta e Sessanta, alla politica delle Pantere Nere e dei gruppi femministi. Tutti questi frammenti di storia d'America verranno esplorati e messi a confronto assieme alla nascita dell'istituzione carceraria durante l'Illuminismo, alle radici della prigionia e della schiavitù.

A questo percorso storico politico verrà affiancata una ricerca storico-musicale mirata a sottolineare il ruolo di generi quali Spirituals, Blues and Rock and Roll nel processo consapevolezza e di liberazione.

 

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Laboratorio Living Theatre Europa

diretto da Gary Brackett insieme agli artisti del Living Theatre Europa

Il lavoro di gruppo sarà concentrato sulla discussione, dimostrazione pratica, ed esercizi. Il lavoro deriva da brani di repertorio del Living e dalla tecnica di creazione collettiva e altre tecniche teatrali adottate e sviluppate dalla compagnia: la biomeccanica di Mejerchold, l’idea di Antonin Artaud, lo stile di recitazione creata dal Living “non fictional acting”, teatro di rito, parateatro, l’espressione corporea corale e il teatro politico di Piscator e Brecht.

Il linguaggio scenico del gruppo, si concentra soprattutto sugli aspetti gestuali e corporei, mettendo a frutto una rigorosa ricerca artistica mirata alla creazione collettiva.

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